di Martina Lucia e Giorgia Mantovani (2D)

Questo articolo è dedicato a un particolare gruppo di organismi, le così temute piante carnivore, e a descriverle sarà proprio una di loro, Pinguicula x ‘Tina’, o semplicemente Pinguicula ‘Tina’.

Nei film e nei videogiochi le piante carnivore vengono spesso raffigurate come mostri, impegnati a dare la caccia agli uomini. In realtà queste piante prediligono insetti, artropodi ed occasionalmente piccoli anfibi e mammiferi. Nessuna paura, quindi, perché non esistono piante carnivore così grandi da costituire un pericolo per bambini, animali domestici, parenti e amici.


Ciao, sono Tina, una pianta carnivora e per nutrirmi intrappolo e consumo animali e protozoi, soprattutto insetti ed altri artropodi, faccio questo per ricavare i nutrienti necessari alla mia crescita. Sono detta anche pianta insettivora, la mia caratteristica è il risultato di un adattamento ad ambienti come paludi, torbiere e rocce affioranti il cui suolo è fortemente acido ed è povero, se non privo, di nutrienti come azoto, fosforo e potassio. L’azoto è il nutriente di cui le piante necessitano in maggiore quantità poiché entra a far parte di acidi nucleici (DNA e RNA), proteine, clorofilla, ormoni ed altre molecole ancora.
Siamo circa 600 specie diffuse in tutto il mondo, appartenenti a 12 generi e 5 famiglie, siamo delle piante erbacee perenni, che presentano delle radici molto piccole rispetto alle nostre dimensioni, questo perché spendiamo molte energie nella costruzione delle nostre trappole e nella produzione di enzimi digestivi, piuttosto che accrescere la massa radicale.

Sviluppiamo cinque tipi diversi di trappole per la cattura degli organismi di cui ci nutriamo in base alla nostra specie: trappole ad ascidio, in cui le prede vengono intrappolate all’interno di una foglia arrotolata a forma di caraffa, contenente un insieme di enzimi digestivi e/o batteri (figura 1); trappole adesive, in cui la cattura avviene tramite una specie di colla prodotta dalle foglie (figura 2); trappole a scatto o a tagliola, in cui un rapido movimento delle foglie immobilizza l’animale al loro interno (figura 3); trappole ad aspirazione, in cui la preda viene risucchiata da una struttura simile ad una vescica, l’utricolo, al cui interno si genera un vuoto di pressione (figura 4); trappole a nassa, che presentano dei peli che dirigono forzatamente la preda all’interno dell’organo digestivo (figura 5).
Noi piante carnivore ci riproduciamo sia sessualmente che asessualmente. La riproduzione sessuata avviene mediante la formazioni di fiori che una volta fecondati originano dei semi. La riproduzione asessuata avviene con la produzione di gemme o tramite divisioni dei rizomi ovvero modificazioni del fusto delle piante erbacee con principale funzione di riserva. Poiché nella maggior parte delle piante carnivore l’impollinazione (cioè il trasporto del polline dalla parte maschile a quella femminile dell’apparato riproduttivo della stessa pianta o di piante diverse) è affidata agli insetti, esse hanno dovuto sviluppare dei sistemi che impedissero l’uccisione degli impollinatori. Nelle Sarracenie, ad esempio, il fiore si sviluppa prima che vengano prodotti i nuovi ascidi dopo il riposo invernale, mentre nella Dionaea il fiore si trova all’apice di un lungo stelo che lo allontana dalle trappole, la cui produzione viene interrotta durante la fioritura. Altre piante producono, invece, dei fiori i cui colori o il cui profumo attirano degli insetti di dimensioni tali da non poter essere catturati.


Noi per vivere abbiamo bisogno di una grande quantità d’acqua e abbondante esposizione al sole; il substrato da utilizzare per la nostra coltivazione è molto importante: solitamente si deve usare solo torba di sfagno perché l’utilizzo di terricci semplici o arricchiti causerebbe la marcescenza delle nostre radici e quindi la nostra morte. Ogni specie, tuttavia, ha l’esigenza di un particolare substrato composto da ulteriori componenti da associare alla torba, pertanto è fortemente consigliato fare riferimento alle specifiche piante per essere certi di garantire il nostro sviluppo ottimale e in salute.

figura 1
figura 2
figura 3
figura 4
figura 5

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