- Titolo: La bicicletta di Bartali
- Regia: Enrico Paolantonio
- Personaggi principali: David, Ibrahim, Gino Bartali
- Genere: storico, animazione
Il film “La bicicletta di Bartali” parla di due ragazzi, David e Ibrahim, che sono in competizione perché appartengono a squadre ciclistiche diverse e professano religioni differenti, il primo è ebreo e l’altro musulmano. All’inizio sono rivali e non si stanno simpatici; si incontrano entrambi durante un allenamento per la gara ciclistica di Gerusalemme, la città in cui abitano. Con il tempo però si conoscono meglio, diventano amici e cominciano ad allenarsi insieme, cosa che non piace ai rispettivi allenatori. Dopo un allenamento, infatti, Ibrahim viene sgridato dal suo allenatore e dai suoi compagni di squadra per l’amicizia con un suo avversario ebreo e gli viene tolta la bicicletta. Alla festa ebraica di David (il Bar Mitzhva), a cui Ibrahim è invitato, i genitori gli regalano una bicicletta nuova che David cede all’amico, mostrando grande rispetto e affetto nei confronti del suo avversario, proprio come gli aveva insegnato il nonno. Il nonno di David amava infatti raccontare di un suo vecchio amico in Italia, il grande ciclista Gino Bartali che, durante la persecuzione degli ebrei in piena Seconda Guerra Mondiale, aveva nascosto dentro la sella e la canna della bicicletta dei documenti falsi da consegnare agli ebrei per poter fuggire lontano dai nazi-fascisti ed evitare le deportazioni nei campi di concentramento. Infatti il suo intervento, molto rischioso, salvò circa 800 persone. Incoraggiato dalla storia di Gino Bartali, David chiede a Ibrahim di partecipare alla gara di Gerusalemme insieme, a cui si aggiunge il cugino palestinese che vive dall’altra parte della barriera di separazione israeliana, un muro alto 8 metri che divide Israele e Palestina. Mentre i tre ragazzi stanno per vincere, una persona scaglia una pietra contro le loro biciclette, che si rompono, e loro cadono uno sopra l’altro. Allora il nonno di David consegna al nipote la bicicletta regalatagli da Gino Bartali alla fine della guerra per vincere la gara. Quando David taglia il traguardo per primo, il giudice li squalifica perché la bicicletta non è omologata per l’epoca, ma ai tre ragazzi non importa perché la loro amicizia ha vinto su tutto: su coloro che non li volevano amici, sul muro di separazione innalzato per dividere e sull’odio che si insinua come un serpente nelle menti delle persone e fa fare loro cose cattive.
Il film è, quindi, ambientato a Gerusalemme ai giorni nostri, ma attraverso dei flashback viene narrata anche la storia di Gino Bartali. Gerusalemme è da sempre teatro di conflitti in quanto abitata da popolazioni di diverse etnie e religioni che non vanno molto d’accordo tra loro. Quando uno spettatore della gara ciclistica ha lanciato un sasso contro la ruota della bicicletta di Ibrahim e ha fatto “inciampare” tutti i ragazzi, ci è venuta in mente una analogia, per contrasto, con le tristemente famose “pietre di inciampo”, in tedesco “stolperstein”, realizzate davanti alle abitazioni e a tutti i luoghi conosciuti nei quali furono catturati e deportati gli ebrei durante il secondo conflitto mondiale; per far “inciampare” le coscienze, affinché non si dimentichi mai quello che è successo.
Secondo noi è un ottimo film perché il messaggio è molto profondo e significativo: lo consigliamo a tutti!


La recensione è stata realizzata da Francesco Militerno, Ginevra Nardi, Andrea Pelizzoni, Riccardo Pellegrini e Gianmarco Rosati (2C). Le immagini sono state selezionate da Giorgia Marica e Serena Pellegrini (2C); il disegno in copertina è opera di Michele Palmas (2C).