di Giulia Berardi (3C)

Il 9 giugno scorso è stato ritrovato a Johannesburg (Sudafrica) il corpo di Tshegofatso Pule, una 28enne incinta. Questo fatto ha scosso molto la popolazione sudafricana che ha protestato contro la violenza sulle donne tramite i social con l’hashtag #giustiziaperTshego. Il Sudafrica è il Paese con il più alto numero di casi di violenza sulle donne a livello mondiale. Anche a causa del Covid-19 nell’ultimo anno sono aumentati gli abusi sulle adolescenti che rimangono a casa perché le scuole sono chiuse. Aumentano le gravidanze e i matrimoni tra ragazzi che non ritorneranno tra i banchi.

La situazione della comunità Lgbt non è migliore. Anche gli omosessuali, infatti, sono in pericolo in Africa. In particolare in Mauritania, Sudan, Nigeria e Somalia l’appartenenza alla comunità Lgbt è punita con la pena di morte, mentre nell’area centro-africana i gay vengono condannati all’ergastolo. Negli altri stati le pene vanno da uno a dieci anni di carcere. Solo in 22 stati africani su 54 è legale appartenere alla comunità Lgbt e nonostante questo sono comunque presenti pesanti discriminazioni. C’è sempre però chi combatte per la libertà dei diritti, come la Lambda, un’organizzazione (non ancora riconosciuta Ong) che ha fatto pressione con successo sulle autorità per attuare un cambiamento in Mozambico, dove nel 2015 sono state rimosse le leggi contro l’omosessualità. Anche in Angola e in Botswana l’omosessualità è stata depenalizzata nel 2019.

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