di Giorgia Mantovani (2D)

Il grande scienziato Galileo Galilei ha gentilmente accettato di essere intervistato dalla sottoscritta, Giorgia Mantovani, studentessa e inviata del giornale della scuola secondaria di primo grado “A. Stradella”. Dopo un lungo viaggio sono giunta ad Arcetri, vicino Firenze, per incontrare nel suo villino lo scienziato. Mi ha accolto sua figlia Virginia, che con gentilezza mi ha accompagnato in salotto. Poco dopo è arrivato Galileo.

La ringrazio per avermi concesso un po’ del suo tempo. I miei compagni di scuola sono curiosi di saperne un po’ di più sulla sua vita e sulle sue teorie che rivoluzionarono il mondo. Innanzi tutto vorremmo sapere qualcosa sulle sue origini e sulla sua famiglia.

“Certamente, dolce fanciulla! Nacqui a Pisa il 15 febbraio del 1564 in una famiglia benestante, specializzata nella vendita di stoffe, ma in difficoltà economiche”.

Ci può dire qualcosa sui suoi studi?

“Mio padre era un musicista, ma mi indirizzò da subito ad una vita di studi. Così mi iscrissi a medicina. Dopo alcuni anni capii però che il mio interesse era rivolto a quella scienza esatta che tutto spiega, la matematica, materia di cui divenni professore all’Università di Padova”.

Aveva delle passioni?

“Sicuramente ho trascorso molto tempo a fare esperimenti per provare che i corpi impiegano lo stesso tempo per arrivare a terra se sono liberati da una determinata altezza dal suolo. Inoltre per provare il famoso cannocchiale sono dovuto salire fino in cima al campanile di San Marco a Venezia. In seguito ho perfezionato lo strumento e mi sono dedicato all’astronomia”.

E’ grazie a lei che oggi conosciamo i satelliti di Giove, giusto?

“Modestamente sì ed è grazie a me che vennero chiamati «satelliti medicei» perchè diedi loro tale nome in onore della famiglia de’ Medici. Scoprii anche nuove stelle e la Via Lattea. Purtroppo con l’invenzione del telescopio, però, iniziarono per me i problemi. Infatti con tale strumento ho potuto esplorare il cielo e ho constatato che Copernico aveva ragione, cioè che la Terra ruota intorno al Sole e non viceversa, come invece affermava la Chiesa”.

Quindi si è messo contro la Chiesa?

“Ahimè sì! Pensi, carissima Giorgia, che ero molto anziano e questo contrasto mi è costato caro. Nel 1616, infatti, fui costretto a presentarmi davanti ai teologi del Santo Uffizio, che condannarono la teoria di Copernico e mi ammonirono a non difenderla nei miei scritti. Fui anche costretto all’abiura, cioè a rinunciare alle mie teorie, accettando le verità della Chiesa e venni condannato al carcere a vita”.

E così è stato?

“No, per fortuna. Dopo un anno di prigione, per la mia veneranda età, la pena venne commutata agli arresti domiciliari e mi fu permesso di tornare a casa ad Arcetri. Non potevo però lasciare la mia abitazione senza autorizzazione, né potevo ricevere visitatori. Ero costantemente controllato da un frate inquisitore sempre presente nella mia casa”.

Ma con tutti questi controlli, come ha fatto a scrivere il suo famoso libro «Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze»?

“Scrivevo di nascosto e di notte per non farmi scoprire. Prezioso è stato l’aiuto di un mio caro amico, nonché allievo, Andrea Sarti, il quale fece giungere il manoscritto, che di giorno era nascosto dentro il mio mappamondo, ad Amsterdam, dove l’opera poté essere pubblicata”.

Signor Galileo io nutro una grande stima verso di lei perché ha cambiato il mondo. Si rende conto di aver inventato il metodo che ancora oggi viene utilizzato dagli scienziati per lo studio dei fenomeni naturali?

“Non esageriamo mia cara! Sin da piccolo cercavo di dare una risposta ai molti fenomeni naturali che osservavo, solo da adulto ho capito che vanno analizzati seguendo un processo scientifico. Si deve partire dall’osservazione di un fenomeno, si elabora un’ipotesi e poi si procede alla sua verifica con una serie di esperimenti. Semplice no?”.

Qual è l’opera di cui va più fiero?

“Sicuramente il «Dialogo sopra i massimi sitemi del mondo», anche se proprio a causa di questa opera fui condannato”.

Può descriverci il suo stato d’animo durante il processo?

“E’ stata un’esperienza veramente umiliante. Ho dovuto ritrattare ogni cosa. Non ho resistito alla vista di quegli strumenti di tortura! Sono forte nella scienza, ma non abbastanza da subire una morte così atroce e lasciare la mia famiglia”.

Grazie per il tempo che mi ha dedicato signor Galilei.

“Grazie a lei per avermi intervistato e rammenti, mia cara, che le cose sono unite da legami invisibili. Non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella”.

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