di Ludovico Tronca (1C)

Il giorno 18 maggio, la classe I C dell’Istituto Comprensivo “Alessandro Stradella” di Nepi, accompagnata dalla professoressa Maria Benedetta Mancini e dal professore Giulio Emanuele, è andata a fare una visita guidata alla “Rocca Borgiana” e alle “Catacombe di Santa Savinilla”.

Alle porte del castello, ad accogliere la classe c’era il direttore del Museo Civico di Nepi, il Dott. Stefano Francocci, il quale ha iniziato subito a spiegare la funzione e la struttura degli ambienti al pianterreno.

Prima di tutto, dalla porta del castello si accede ad una corte ai lati della quale si trovavano molte stanze di servizio – con diversi camini visibili ancora oggi -, tra cui le cucine, in cui è possibile vedere ancora i forni. È visibile anche un vetro che copre il buco di un antico pozzo. Si sono potuti ammirare, inoltre, in quelle che erano le sale di rappresentanza, i resti di antichi affreschi.

Il direttore successivamente ha spiegato che il castello era composto da due torri, tra cui una trasformata da quadrangolare a circolare per migliorare la resistenza alle palle di cannone (in seguito le tecniche di difesa sono cambiate per l’introduzione delle armi da fuoco); questa è la torre più importante e l’unica attualmente accessibile, “il Maschio”, sulla quale è visibile lo stemma della famiglia dei Borgia raffigurante sulla sinistra un toro pascente, ossia che pascola. Il padre di Lucrezia Borgia (famosa “proprietaria” del Castello), lo spagnolo Rodrigo, divenne papa con il nome di Alessandro VI proprio nel 1492, anno della scoperta dell’America e convenzionalmente di inizio dell’Età moderna.

Dopo essere salita sulla torre e aver ammirato il paesaggio, la classe ha visitato una parte dei sotterranei in cui anticamente entravano e uscivano i carri con le provvigioni. In questo luogo il direttore del museo ha raccontato ai ragazzi un aneddoto riguardo alla presenza nel castello di fantasmi; sembrerebbe che alcuni studenti di una università abbiano scattato delle foto nei sotterranei e, quando queste vennero sviluppate, si vedevano dei fasci di luce bianca a forma umana. La guida ha infine spiegato che il castello è stato donato al Comune di Nepi nel 1962 e che i lavori di ristrutturazione sono iniziati negli anni ’80 e sono durati più di venti anni.

Dopo una breve pausa la classe ha proseguito verso le catacombe. Il Dott. Francocci ha iniziato subito a spiegare ai ragazzi che queste erano costruite sotto una chiesa che molto tempo prima fu distrutta e poi ricostruita. Oggi si chiama “Chiesa di San Tolomeo fuori le mura”. Le catacombe si diffusero per la prima volta a Roma perché i cristiani volevano delle aree funerarie separate da quelle pagane; sono composte da alti cunicoli con molti loculi che sarebbero le tombe in cui venivano messi i corpi e che poi venivano ricoperte da lastre di pietra. Oltre ai loculi singoli, ci sono anche quelli ad arcosolio (sepolcro arcato) che erano per le famiglie. In queste catacombe si dice che la Santa Savinilla seppellì i santi patroni di Nepi Tolomeo e Romano: infatti, si vede la tomba di uno dei due in cui ci sono ancora gli affreschi originali. Infine, il Dott. Francocci ci ha ricordato della battaglia di Ponte Milvio tra Massenzio e l’imperatore Costantino; quest’ultimo aveva avuto, la sera prima della guerra, un sogno prodigioso in cui gli veniva detto che avrebbe sconfitto il nemico se avesse combattuto sotto il segno della croce di Cristo (In hoc signo vinces, “In (sotto) questo segno vincerai”). Così, infatti, è stato e l’imperatore ha concesso la libertà di culto a tutti (salvando i cristiani dalla continue persecuzioni, ad esempio sotto Diocleziano) con l’Editto di Milano del 313 d.C.

Di seguito, alcune foto scattate da uno dei nostri fotoreporter, Gianmarco Fagioli (1C). Alla ricostruzione dell’uscita didattica ha contribuito, per la parte che riguarda il Forte dei Borgia, anche Stefano Fazakas (1C).

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