di Giorgia Mantovani (3D)

Ferdinand Victor Eugène Delacroix nacque a Charenton-Saint-Maurice il 26 aprile 1798 in una famiglia dell’alta borghesia francese. Il padre era un’importante politico, mentre la madre era la figlia dell’ebanista di Luigi XVI.

Eugène perse il padre a soli otto anni e subito dopo la famiglia si trasferì a Parigi, dove Eugène Delacroix frequentò il liceo imperiale, mostrando subito una grande passione per il disegno. Così, una volta conclusi gli studi, nel 1815 Delacroix entrò nella bottega di Pierre-Narcisse Guérin, dove ebbe modo di imparare le basi della tecnica pittorica e strinse amicizia con un altro allievo che diventerà molto famoso, Théodore Géricault. Ben presto, però, Eugène Delacroix si allontanò dagli insegnamenti del suo maestro per proseguire da autodidatta, studiando con passione i capolavori di Michelangelo, Raffaello e specialmente di Rubens, del quale ammirava lo stile sfarzoso.

Ispirato dalla frequentazione con Géricault e dalle tele di grandi dimensioni che era solito dipingere, anche Delacroix iniziò a cimentarsi con quadri dello stesso tipo, il primo dei quali fu La barca di Dante, che realizzò nel 1822 a ventiquattro anni e che suscitò ampie discussioni al Salon, una esposizione periodica di pittura e scultura che si svolgeva al Louvre di Parigi con cadenza biennale fino al 1863 e annuale in seguito. Anche la sua opera successiva, realizzata due anni più tardi (Il massacro di Scio) ottenne numerose e feroci critiche.

Nel 1830 l’artista dipinse La Libertà che guida il popolo, il suo massimo capolavoro. Delacroix tornò al Salon del 1831 con questa nuova grande tela per la quale ottenne la Legion d’Onore.

Una grande fonte d’ispirazione per il lavoro di Delacroix venne dal nord Africa, dopo che nel 1832 visitò Spagna, Marocco e Algeria e acquisì un ricco repertorio dell’immaginario esotico che utilizzò per il resto della sua vita. Al ritorno dalla missione, Delacroix era ormai l’artista più ricercato dall’aristocrazia francese più alla moda, sia per le sue opere che per la sua personalità. Infatti, risultava molto affascinante ed intelligente, e al tempo stesso solitario e misterioso. Tra l’altro, non volle sposarsi e aveva pochissimi amici.

Delacroix alternò periodi molto prolifici, grazie a numerose commissioni, a periodi di malattia severa. Soffrì di laringite dovuta all’esposizione prolungata al freddo e gli sforzi che dovette sostenere per realizzare grandi decorazioni murali per diversi palazzi in Europa minarono la sua salute. Decise, allora, di acquistare un cottage nella campagna francese, dove si stabilì in cerca di riposo per il suo fisico debilitato. Si trasferì infine a Parigi nel 1857, dove poi morì il 13 agosto del 1863.

La produzione di Delacroix è enorme. Dopo la sua morte si trovarono più di 9.000 diversi lavori nel suo studio, tra cui alcune centinaia di dipinti e 6.000 disegni.

Scrisse anche molte lettere e tenne un diario dal 1822 al 1824 e, ancora, dal 1847 fino alla morte: entrambi sono grandi fonti per conoscere i fatti della sua vita e le sue opinioni sul suo tempo.

Il suo studio a Parigi è oggi un museo dedicato alla sua vita e alla sua opera, ma la più bella collezione dei suoi quadri è conservata al Louvre.

Eugène Delacroix è riconosciuto come il maggiore esponente francese del Romanticismo, che si contraddistingue per l’importanza data al colore, al movimento e ai riflessi di luce, piuttosto che alla precisione e alla nitidezza del disegno. Ciò che i romantici ricercano, e Delacroix chiaramente non è da meno, è trasportare sulla tela sentimenti forti, drammatici, persino tragici, in modo che lo spettatore possa percepirli una volta trovatosi davanti all’opera.

Nella sua opera più famosa, La Libertà che guida il popolo, per la prima volta Delacroix decise di schierarsi politicamente, cosa che non aveva fatto in precedenza per altri dipinti a tema storico. In questo caso decise di omaggiare la rivolta del popolo contro la politica reazionaria e tendente alla censura attuata da Carlo X, re di Francia succeduto a Luigi XVIII. Il dipinto si riferisce, infatti, all’episodio chiamato “Le tre gloriose giornate” del 1830, quando i parigini insorsero contro il re Carlo X.

Nonostante la tela fosse stata acquistata dallo stato francese ed esposta nella sala del trono del palazzo del Lussemburgo, venne poi nascosta in un attico poiché ritenuta ancora troppo “rivoluzionaria”. La Libertà che guida il popolo raffigura tutte le classi sociali unite in lotta contro l’oppressore, guidate dalla personificazione della Francia, Marianne, che in quest’opera diventa il simbolo della rivoluzione.

Marianne è colta nell’attimo in cui avanza sicura sulla barricata, sventolando con la mano destra il Tricolore francese e impugnando con la sinistra un fucile con baionetta, come ad indicare la sua diretta partecipazione alla battaglia. Indossa abiti contemporanei ed un berretto frigio, simbolo della libertà. Marianne ha il seno scoperto ed i piedi nudi ed è realistica persino nella peluria sotto le ascelle, particolare che non fu apprezzato dai contemporanei. È circondata da una folla in rivolta, dove Delacroix ha riunito persone di tutte le età e classi sociali. A destra della donna troviamo un ragazzino armato di pistole, simbolo del coraggio e della lotta dei giovani contro l’ingiustizia della monarchia assoluta. A sinistra, invece, è visibile un borghese con un elegante cilindro in testa e una doppietta da caccia in mano (si pensa sia un autoritratto dell’artista, ma forse si tratta di un ritratto di un suo amico d’infanzia, Félix Guillemardet). Ai piedi della Libertà, invece, troviamo una giovane operaia, che guarda la fanciulla piena di speranza, come se fosse l’unica in grado di restituire la dignità alla nazione francese.

A terra si trovano tre cadaveri: a sinistra vi è un uomo seminudo, con un calzino sfilato, mentre a destra troviamo un corazziere e una guardia svizzera, appartenenti alla guardia reale che combatté la rivoluzione di quei giorni. Questi corpi senza vita costituiscono un piedistallo sul quale si innalza la libertà che, in segno di vittoria, sventola il tricolore francese. Da questa base si alza quindi un triangolo con il vertice sulla mano che regge la bandiera.

Dietro questi personaggi vi è una massa indistinta di uomini, fucili e spade. La Libertà che guida il popolo è un dipinto ambientato all’aperto. La profondità è indicata dalla sovrapposizione dei personaggi che si affollano e procedono verso il primo piano e dalla prospettiva aerea. Anche i colori, man mano che si allontanano sono più scuri, tendenti al grigio e indefiniti. Inoltre la definizione delle superfici si fa indistinta come i contorni delle figure. Infine il fumo e le nebbie contribuiscono a rendere più efficacemente la profondità ambientale. Dietro il fumo degli incendi e degli spari e la coltre di polvere sollevata dai rivoluzionari, inoltre, si intravedono le torri gemelle della cattedrale di Notre-Dame, che indicano esattamente dove si svolge la battaglia, ovvero Parigi. La cattedrale di Notre-Dame è la principale chiesa cattolica di Parigi ed uno dei monumenti più visitati della capitale francese.

Molti sono i riferimenti che si possono individuare analizzando quest’opera. Due, in particolare, sono le fonti consultate da Delacroix per la realizzazione della Libertà che guida il popolo. La prima è la Venere di Milo, una scultura di marmo priva delle braccia e del basamento originale, conservata al Museo del Louvre di Parigi. Si tratta di una statua greca ritrovata nel 1820, le cui fattezze ricordano quelle della Libertà, e la Zattera della Medusa di Théodore Géricault, dalla quale riprese la composizione piramidale, i due uomini riversi in primo piano e il particolare del calzino sfilato del popolano di sinistra.

La differenza sostanziale tra i due dipinti si trova, ad ogni modo, nel sentimento che esprimono, ottimista e combattivo quello di Delacroix, mentre disperata e tragica è l’opera di Géricault. La Libertà che guida il popolo è ancora oggi utilizzato spesso come simbolo della lotta per i diritti umani.

Se, tuttavia, la tela di Géricault rispecchiava lo sconforto e la disperazione dei Francesi dopo il tramonto di Napoleone, La Libertà che guida il popolo ha un contenuto spiccatamente ottimistico: nel quadro di Delacroix, infatti, i parigini sono ritornati sulle barricate e sono fiduciosi in se stessi. La zattera della Medusa è un dipinto a olio su tela, conservato nel Museo del Louvre di Parigi e completato quando l’artista aveva soltanto 29 anni.

Per capire l’importanza della Libertà che guida il popolo basta ricordare, ad esempio, che l’opera è presente nella copertina di un album dei Coldplay (Viva la vida or Death and All His Friends) e sulla banconota da 100 franchi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.