di Emanuela Tal (2A)

In occasione dei venti anni dalla sua apertura, l’Archivio diocesano di Civita Castellana, che ha la sua sede centrale a Nepi presso l’ex Palazzo Vescovile, ha deciso di aprire le sue porte per tre giorni (dal 19 al 21 maggio) alle scuole e ai visitatori interessati a saperne di più sul patrimonio documentale della Diocesi.

Ad accogliere e guidare la mia classe in questo viaggio attraverso la Storia ricostruita dai documenti è stato il Dott. Michele De Nittis, un archivista che si occupa soprattutto di studiare i processi per stregoneria.

La prima cosa da sapere è la differenza fra archivio e biblioteca, non sempre facile da individuare; possiamo, però, dire che in biblioteca si possono prendere i libri in prestito, mentre in un archivio i libri non si possono portare a casa perché sono in genere reperti storici, pezzi unici. Ovviamente anche in una biblioteca possono essere conservati manoscritti o libri rari, per i quali quindi è vietato il prestito.

Uno dei libri più antichi conservati all’Archivio diocesano di Civita Castellana ha cinquecento anni ed è un registro dei battesimi della cattedrale di Nepi con i nomi dei bambini nati nel 1521. Ha una forma rettangolare molto stretta ed allungata, ed è in carta antica.

Un altro libro che ci è stato mostrato è il Canone della Messa, appartenente al Vescovo di Civita Castellana e utilizzato fino al 1969. La copertina di questo testo è ornata con oro vero ai lati.

Un manoscritto delle monache cistercensi è stato, invece, realizzato utilizzando sempre carta antica e una copertina fatta in cuoio. Questo è il registro delle entrate e delle uscite delle monache; qui venivano registrati tutti i loro guadagni e le loro spese. Il libro risale al 1600-1700 e al suo interno è presente anche un segnalibro.

Nei secoli antichi per scrivere non esistevano le penne così come le conosciamo oggi, ma si usavano le penne d’oca. Una penna d’oca presente in archivio ha più di trecento anni; venne probabilmente dimenticata dal proprietario, dato che è ancora sporca d’inchiostro.

I vescovi hanno sempre fatto molte visite alle loro diocesi. Un altro dei libri esposti riporta, infatti, le visite del vescovo ai vari paesi della diocesi di Civita Castellana; il testo è molto interessante perché a quel tempo non erano presenti le macchine fotografiche, quindi il vescovo aveva portato con sé una persona che disegnava tutte le città che visitavano.

Altro reperto interessante è un elenco di reliquie del 1541, che presenta una copertina realizzata “riciclando” un messale; a quel tempo fare le copertine dei libri costava troppo, quindi si ritagliavano le pagine di altri libri per farne delle coperte. Questa copertina ha la particolarità di essere in pergamena, quindi in pelle animale; su uno dei suoi lati (“lato pelo”) sono infatti presenti dei peletti o comunque sono visibili i follicoli che contenevano i peli.

Il vescovo, oltre ad avere il potere spirituale, poteva presiedere anche ai processi degli uomini di chiesa. Ne è un esempio il processo per omicidio di un sacerdote che aveva ucciso sua sorella perchè pensava che avesse una vita “scandalosa” e ciò lo disonorava. Una sera l’uomo andò a casa della parente: prima l’accoltellò con un pugnale e poi le sparò per essere certo di averla uccisa. Il sacerdote venne torturato con lo “scasso di corda”, cioè gli vennero legate le mani dietro la schiena e con una corda e una carrucola venne poi issato a pochi metri da terra in modo tale che il peso gravasse tutto sulle sue spalle. L’uomo venne anche condannato alla “pena del remo”, cioè costretto a remare sulle navi del Papa fino alla morte, che probabilmente arrivò molto presto dato che era ormai anziano per quei tempi (55 anni).

Un altro processo interessante è un processo per stregoneria a Vignanello. Nel 1665-1666 una donna anziana di nome Marta, diventata cieca da piccola per colpa di una malattia, si fece passare per santa, ma a un certo punto tutti cominciarono ad avere dei dubbi sulla sua santità, quindi venne convocata dal vescovo. Lei ammise di non essere santa e di aver fatto un imbroglio per ricevere soldi; aggiunse anzi di essere una strega e di aver partecipato ad un “sabba” (un raduno delle streghe e dei demoni). Dato che era cieca, raccontò ogni cosa utilizzando il senso del tatto: affermò anche di aver toccato il demonio in persona! Marta confessò infine di aver anche ucciso circa sette bambini. Il vescovo disperato chiese aiuto ai vescovi di Roma che convocarono quindi la donna davanti al Tribunale dell’Inquisizione. Non trovandoci più in pieno clima controriformistico (nel Cinquecento probabilmente le cose sarebbero andate diversamente!), la donna venne considerata pazza e lasciata andare.

Nei libri antichi, le lettere scritte molto più grandi delle altre e/o decorate sono come i nostri moderni capoversi; a quei tempi si usavano queste lettere per mettere in risalto l’inizio di un capitolo o di un verso.

La sede di Nepi dell’Archivio diocesano possiede un chilometro di scaffalatura ed è diviso in diverse stanze; ogni stanza è dedicata a uno o più paesi della diocesi di Civita Castellana.

Di seguito, alcune immagini dei documenti e dei libri esposti durante la visita guidata.

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