a cura della classe 5C
Noi alunni della classe quinta C dell’Istituto “Alessandro Stradella” di Nepi per il nostro articolo riguardo la giornata della memoria, nell’ambito del progetto “Incontriamo i Giusti: il coraggio della scelta”, abbiamo deciso di parlare di Lorenzo Perrone.
“Ma Lorenzo era un uomo, la sua umanità era pura ed incontaminata, egli era fuori da questo mondo di negazione. Grazie a Lorenzo mi è accaduto di non dimenticare di essere io stesso un uomo” – Se questo è un uomo, Primo Levi
Lorenzo era un semplice muratore che, nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, si trovò a lavorare come uomo libero nel campo di concentramento di Auschwitz. Lì conobbe Primo Levi, un ebreo italiano deportato in quel luogo, che conosciamo perché ha scritto dei libri, in particolare Se questo è un uomo e La tregua dove racconta la sua vita all’interno del campo di concentramento e il suo lungo viaggio di ritorno a casa attraverso l’Europa.
Lorenzo Perrone, quando era all’interno del campo, anche se non l’ha mai detto, aiutò diversi prigionieri ebrei, italiani e non, dandogli cibo, acqua, maglioni per ripararsi dal freddo e mandando biglietti alle famiglie.
“Laggiù non aveva aiutato soltanto me. Aveva altri protetti, italiani e non, ma gli era sembrato giusto non dirmelo…” ; “Si è al mondo per fare del bene, non per vantarsene” , scriveva Primo Levi.
Grazie a Primo Levi e ai suoi libri abbiamo conosciuto Lorenzo e il suo altruismo: grazie a Lorenzo, Primo si salvò e ha potuto raccontare l’orrore che ha vissuto perché gli uomini non dimenticassero.
“Come sarebbe stata la nostra percezione della SHOAH se LEVI non fosse sopravvissuto al campo di concentramento e non ci avesse lasciato le sue testimonianze?”, afferma Carlo Greppi.

LORENZO PERRONE: biografia
Lorenzo Perrone nacque a Fossano (Cuneo) l’11 Settembre 1904. Era il secondogenito di sei figli; i genitori, Giuseppe e Giovanna, raccoglievano e vendevano ferri antichi e stracci. La sua non era una famiglia ricca.
Lorenzo frequentò la scuola fino alla terza elementare, a malapena sapeva leggere e scrivere. Iniziò giovanissimo a lavorare come muratore.

A 19 anni fece il militare come bersagliere.

Nel 1940, quando l’Italia entrò in guerra, Lorenzo si trovava a lavorare in Francia.
Il 17 del 1942 aprile decise di andare in Polonia per lavorare come muratore, con la ditta Beotti, nel campo di concentramento di Auschwitz.
Nel giugno 1944, mentre lavorava, incontrò un prigioniero italiano: Primo Levi.
Levi riconobbe il dialetto piemontese che Lorenzo usava per parlare con il suo amico; da lì cominciò la loro storia di amicizia.
“Un giorno, mentre lavoravo vicino ad un muro, un uomo mi si avvicinò e mi chiese chi fossi. Era un uomo piccolo, con la faccia rugosa e gli occhi buoni. Mi chiese se avevo fame, e io risposi di sì, con una tale intensità che lui ne rimase scosso” (Levi).
Da allora Lorenzo iniziò ad aiutare Primo Levi portandogli del cibo, dei maglioni e dei vestiti per ripararsi dal freddo.
“La storia della mia relazione con Lorenzo è insieme lunga e breve […] essa si riduce a poca cosa: un operaio civile italiano mi portò un pezzo di pane e gli avanzi del suo rancio ogni giorno per sei mesi; mi donò una sua maglia piena di toppe; scrisse per me in Italia una cartolina, e mi fece avere la risposta. Per tutto questo, non chiese né accettò alcun compenso, perché era buono e semplice, e non pensava che si dovesse fare il bene per un compenso. Tutto questo non deve sembrare poco” (Levi).
Lorenzo disse a Primo di scrivere una lettera, poche parole, da inviare alla sua famiglia; Lorenzo la copiò e poi la spedì, tramite una sua amica, alla famiglia di Levi che viveva a Torino.
Nel frattempo Primo viene mandato a lavorare in un laboratorio di chimica. Una vera fortuna per lui fu ammalarsi di scarlattina nel gennaio del 1945, pochi giorni prima che arrivasse l’Armata Rossa a liberare il campo.
Dopo aver portato per l’ultima volta la zuppa a Primo e nonostante avesse un timpano perforato per via di un bombardamento, Lorenzo partì per ritornare al suo paese e i due si persero di vista.
“Lorenzo mi ha restituito la fede nella giustizia, è un uomo integro e retto”, scrive ancora di lui Levi.
Il campo fu liberato dai Russi il 27 gennaio 1945.
Perrone giunse in Italia, dopo un lungo viaggio attraverso l’Europa. Prima di andare a casa sua, passò da Torino per dire alla famiglia di Primo che, fino a gennaio Primo era ancora vivo, poi…
La madre di Primo voleva ricompensarlo comprandogli, almeno, il biglietto del treno, ma Lorenzo rifiutò ogni aiuto, anche se doveva ancora percorrere 60 km per arrivare a casa sua a Fossano.
Quando Levi giunse a Torino subito cercò il suo amico: i due si incontrarono, da uomini liberi, sicuramente il 3 novembre 1945 e in seguito non si persero mai di vista.
Lorenzo non riuscì mai a superare ciò che aveva visto e vissuto nel campo. Diventò sempre più triste, si isolò da tutti e iniziò a bere. Si ammalò di tubercolosi e questa fu la causa della sua morte che avvenne il 30 aprile del 1952; Lorenzo aveva solo 48 anni.
“Lui che non era un reduce morì del male dei reduci” (Levi).
Lorenzo Perrone fu nominato “Giusto tra le Nazioni” il 29 luglio del 1998.
Nel 2004 gli è stata dedicata una targa ricordo in viale delle Alpi a Fossano, il suo paese.

Recentemente è stato scritto un libro dedicato a Lorenzo, Un uomo di poche parole, dell’autore Carlo Greppi.
Gran parte delle notizie su Lorenzo Perrone sono state raccontate da Primo Levi.
IL VIAGGIO DI RITORNO DI LORENZO
Non è facile ricostruire le tappe del suo viaggio di ritorno, anche perché Lorenzo non ne parlò mai.
Sappiamo che Lorenzo lasciò la zona del campo di concentramento a metà Gennaio del 1945, poco prima dell’arrivo dell’Armata Rossa; probabilmente da Auschwitz, oggi il paese si chiama Oswiecim, si recò a Cracovia, la città più vicina, che dista circa 50 km verso sud-est, a piedi si impiegano tra le 14 e le 16 ore di cammino ininterrotto.
Da Cracovia Lorenzo ha attraversato la Repubblica Ceca (Cecoslovacchia), quindi ha proseguito per la Germania-Monaco di Baviera.
Dirigendosi verso Sud è entrato in Austria percorrendo circa 400 km, fino a Innsbruch e quindi dal passo del Brennero è entrato in Italia. Dal passo del Brennero ha raggiunto Bolzano, poi ha proseguito per Milano dove c’era il punto di transito per i reduci che rientravano dal fronte orientale.
Da Milano si è recato a Torino dove viveva la famiglia di Primo Levi.
Quindi ha raggiunto Fossano, in provincia di Cuneo, il suo paese natale.
Lorenzo ha percorso circa1500/1600 km a piedi, ha attraversato l’Europa distrutta dalla guerra; ha impiegato circa 4 mesi, infatti sappiamo che ha raggiunto la sua casa nel mese di aprile, percorrendo in media dai 12 ai 15 km al giorno.
Il viaggio di ritorno di Lorenzo che abbiamo ipotizzato:

LE NOSTRE RIFLESSIONI
Se noi fossimo stati là avremmo provato, di sicuro, ansia e paura.
Forse avremmo superato le nostre paure e saremmo riusciti ad aiutare Primo Levi e gli altri prigionieri.
Dopo aver conosciuto la storia di Lorenzo, abbiamo provato molta tenerezza, tanto dispiacere e ci siamo commossi.
Questa storia ci ha dimostrato che le buone azioni si fanno, non per vantarsi, ma per fare del bene agli altri senza aspettarsi ricompense o aiuti.
La storia di Lorenzo Perrone ci ha fatto provare molta ammirazione per lui per l’aiuto che ha dato agli Ebrei. Abbiamo provato dispiacere quando si è isolato dal mondo e da tutti a causa delle cose orribili che ha vissuto. Noi al suo posto, forse, avremmo fatto come lui, non isolandoci, ma avremmo fatto sapere al mondo ciò che aveva fatto rischiando la vita.
La storia di Lorenzo ci ha aperto il cuore per la sua gentilezza, la sua bontà e il suo coraggio in cambio di niente. Ha sacrificato la sua vita aiutando le persone nel campo di concentramento dando acqua, cibo, vestiti. È stato riconosciuto “Giusto tra le Nazioni” secondo noi meritatamente.
Noi non saremmo mai riusciti a fare ciò che ha fatto lui.
Dopo aver letto la sua storia abbiamo provato tanta tristezza.
Leggendo la storia di Lorenzo Perrone abbiamo provato ammirazione per lui e siamo rimasti sbalorditi dal suo coraggio. È stato un uomo speciale con un cuore grande, ha salvato tante vite e, oggi, sarebbe considerato un “SUPEREROE”. Resterà sempre un uomo altruista con il cuore grande.
Se noi fossimo stati al posto di Lorenzo, forse, avremmo aiutato Primo e gli altri Ebrei nonostante il rischio di morte. Lorenzo è stato un uomo buono che aveva capito che quei prigionieri non avevano nessuna colpa. Ci siamo commossi quando abbiamo letto che Primo ha provato ad aiutare Lorenzo in tanti modi, ma purtroppo non ci è riuscito.
Tra Lorenzo e Primo c’è stata un’amicizia vera ed indimenticabile.
Se l’articolo vi è piaciuto e siete interessati vi consigliamo di leggere questi libri per approfondire l’argomento e la biografia di Lorenzo Perrone. Noi pensiamo di farlo.
- Se questo è un uomo, Primo Levi.
- La tregua, Primo Levi
- Lilit ed altri racconti (Il ritorno di Lorenzo), Primo Levi
- Un uomo di poche parole, Carlo Greppi