a cura della classe 5E
In occasione della Giornata della Memoria e in relazione al progetto “Incontriamo i giusti: il coraggio della scelta”, la classe 5E ha realizzato un lavoro di ricerca sulla vita dello scrittore italiano Primo Levi, che ha raccontato dell’altruismo e della generosità del Giusto tra le Nazioni Lorenzo Perrone, e sul suo difficile viaggio di ritorno dopo la liberazione dal campo di concentramento.
Primo Levi nacque il 31 luglio 1919 a Torino, in una famiglia ebrea piemontese. Era sia uno scrittore sia un chimico. Dopo il liceo si iscrisse all’Università degli Studi di Torino, dove si laureò in chimica nel 1941. In quegli anni in Italia c’erano le leggi razziali fasciste, che discriminavano gli ebrei.
Nel 1943 si unì a un gruppo di partigiani in Valle d’Aosta. Poco dopo fu arrestato dalla milizia fascista. Disse di essere ebreo e per questo fu deportato nel campo di concentramento di Fossoli, vicino a Modena. Nel 1944 fu mandato nel campo di concentramento di Auschwitz, nel sottocampo chiamato Monowitz.
Nel gennaio 1945 non dovette affrontare la marcia della morte perché era malato di scarlattina ed era ricoverato in infermeria. Poco tempo dopo il campo fu liberato dall’Armata Rossa.
Il suo primo libro è Se questo è un uomo, in cui racconta la sua esperienza ad Auschwitz. In quest’opera spiega quanto sia importante rispettare ogni persona e la sua dignità, e descrive con chiarezza le sofferenze dei prigionieri e le condizioni terribili in cui erano costretti a vivere.
Durante la prigionia ricevette un aiuto molto importante da Lorenzo Perrone, un muratore italiano che lavorava lì. Gli portava del cibo e lo aiutava nei momenti più difficili. Dopo la guerra rimasero amici per tutta la vita. Levi lo considerò sempre un esempio di grande bontà e umanità. Per ringraziarlo, chiamò suo figlio Lorenzo in suo onore.
“Se fossi stato lì avrei avuto paura, ma avrei cercato di aiutare gli altri”; “Anche nei momenti difficili bisogna aiutare chi è in difficoltà”; “In quei momenti era importante essere gentili con tutti”; “Aiutare gli altri ci avrebbe fatto sentire meglio”, sono solo alcune delle nostre riflessioni dopo aver ascoltato le storie di tanti Giusti tra le Nazioni.
Levi scrisse soprattutto libri di memoria e testimonianza, come La tregua e I sommersi e i salvati, ma anche racconti come Il sistema periodico.
Dopo la guerra lavorò per molti anni come chimico e continuò a scrivere libri. Morì l’11 aprile 1987 a Torino.
Oggi è considerato uno dei più importanti scrittori italiani del Novecento. I suoi libri sono ancora molto celebri perché ci insegnano a ricordare il passato, a non ripetere gli errori e a rispettare sempre la dignità di ogni persona.

IL RITORNO DI PRIMO LEVI
Nel libro La tregua, Primo Levi racconta il lungo e difficile viaggio di ritorno dopo essere stato liberato dal campo di concentramento di Auschwitz, il 27 gennaio 1945. Malato di scarlattina, Levi era rimasto nel campo durante la marcia forzata dei prigionieri ed è stato quindi liberato dall’Armata Rossa.
Il ritorno a casa non fu immediato: iniziò un viaggio molto lungo e complicato che durò circa nove mesi. Dopo la liberazione, Levi fu trasferito prima a Katowice e poi a Cracovia, in Polonia, dove i sopravvissuti furono raccolti in campi organizzati dai sovietici. In seguito arrivò nel campo di transito di Staryje Doroghi, nell’attuale Bielorussia. Qui trascorse diversi mesi in una situazione più tranquilla: non c’era più la violenza dei lager, ma regnavano incertezza, attese lunghe e difficoltà organizzative.
Quando finalmente il viaggio riprese, il gruppo attraversò l’Ucraina, passando per città come Žmerinka, Vinnycja e Kiev. I treni erano lenti, pieni di persone e spesso si fermavano per giorni. I paesaggi mostravano i segni della guerra: città distrutte, campagne povere e popolazioni stanche e affamate.
Il viaggio continuò poi in Romania, attraverso Iași e Botoșani, e poi in Ungheria, passando anche per Budapest. Qui la guerra aveva lasciato ferite meno evidenti, ma la situazione era ancora instabile. In seguito il gruppo attraversò l’Austria, passando per Vienna, fino ad arrivare vicino ai confini italiani.
Dopo tante difficoltà e deviazioni, Levi rientrò finalmente in Italia attraverso il Brennero e arrivò a Torino, la sua città natale, il 19 ottobre 1945. Il ritorno fu pieno di emozioni: la gioia di essere sopravvissuto si mescolava alla difficoltà di ricominciare una vita normale dopo tutto quello che aveva vissuto.
Il viaggio narrato in La tregua non è solo uno spostamento geografico: rappresenta anche il passaggio dalla morte alla vita, dall’orrore alla possibilità di ricominciare. È una “tregua”, cioè una pausa tra la tragedia vissuta ad Auschwitz e il ritorno alla vita normale, un momento in cui Levi osserva il mondo con occhi nuovi e riscopre lentamente il valore dell’umanità.

L’immagine in copertina è tratta da https://www.rai.it/ufficiostampa/assets/template/us-articolo.html?ssiPath=/articoli/2019/07/Rai-per-il-centenario-della-nascita-di-Primo-Levi-91a98ff3-4a35-4fd0-b585-61d8ae4b36ef-ssi.html