a cura delle classi 5A e 5B

Chi era Peppino Impastato?

La storia di Peppino Impastato è straordinaria. In un’epoca in cui molti facevano finta di non vedere la mafia, lui ebbe il coraggio di denunciarla apertamente. La sua scelta fu ancora più difficile perché Peppino proveniva da una famiglia vicina a quegli stessi ambienti criminali, ma decise di seguire una strada completamente diversa: quella della legalità. 

Una famiglia “particolare” e la scelta di Peppino

Giuseppe Impastato, detto Peppino, nacque il 5 gennaio 1948 a Cinisi, vicino a Palermo. La sua famiglia era molto inserita nel sistema mafioso locale (i cosiddetti “amici degli amici”): sua zia aveva sposato un boss e suo padre, Luigi, era amico di Gaetano Badalamenti, il potente capomafia della zona. Peppino diceva spesso che il boss abitava a soli «cento passi» da casa sua. 

Crescendo, Peppino capì che giustizia e legalità erano valori irrinunciabili. Per questo motivo, ancora giovanissimo, entrò in contrasto con il padre, che lo cacciò di casa. Peppino non si arrese: diventò giornalista e iniziò a organizzare manifestazioni e attività culturali per i giovani del suo paese. 

Radio Aut e il “Superpotere” dell’Articolo 21

Nel 1977, Peppino fondò una radio libera, Radio Aut. Dai microfoni di questa radio, usava l’ironia per prendere in giro i mafiosi e denunciare i loro traffici sporchi. 

In quel momento, Peppino stava mettendo in pratica quello che dice l’Articolo 21 della Costituzione Italiana. È una delle regole più importanti del nostro Paese e dice:

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Questo significa tre cose fondamentali:

  1. Libertà di espressione: ognuno è libero di dire ciò che pensa senza avere paura;
  2. Libertà di stampa: i giornalisti hanno il diritto di informare i cittadini su ciò che accade, raccontando la verità e denunciando le ingiustizie;
  3. No al silenzio: mentre la mafia voleva l’omertà (cioè che tutti stessero zitti), l’Articolo 21 protegge chi ha il coraggio di parlare.

L’assassinio e la ricerca della verità

I mafiosi non potevano sopportare che qualcuno raccontasse la verità. Il 9 maggio 1978, Peppino fu brutalmente ucciso: il suo corpo fu ritrovato vicino a un binario ferroviario, sfigurato e colpito da un’esplosione. Inizialmente si pensò a un incidente o a un suicidio, ma tutti sapevano che dietro quel terribile delitto c’era la mano di Cosa Nostra.

Dopo la sua morte, la madre Felicia Bartolotta e il fratello Giovanni fecero qualcosa di incredibile: si ribellarono alla mafia e presentarono prove decisive per far riaprire le indagini. Lottarono per anni per avere giustizia. Grazie al loro coraggio e alla loro determinazione, la responsabilità del delitto fu ricondotta proprio a Don Badalamenti che nel 2002 fu condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio. 

Un giorno terribile per l’Italia

Il 9 maggio 1978 fu una data tristissima per tutto il Paese. In quella stessa giornata, infatti, non solo l’Italia pianse la morte di Peppino, ma venne anche ritrovato il corpo di Aldo Moro, un importantissimo politico (ex Presidente del Consiglio) che era stato ucciso dai terroristi delle Brigate Rosse. Due tragedie enormi che colpirono profondamente il cuore di tutti i cittadini.

L’eredità di Peppino

Oggi Peppino non c’è più, ma le sue idee continuano a vivere. La sua storia ha ispirato film, canzoni e libri, diventando un simbolo mondiale della lotta contro la mafia. Peppino ci insegna che, grazie alla libertà garantita dalla nostra Costituzione, la parola è un’arma potentissima per sconfiggere l’ingiustizia e dobbiamo combattere contro la cultura mafiosa con la forza della legalità.

L’Angolo del Detective: vediamo cosa hai imparato!

Dopo aver letto la storia di Peppino, prova a rispondere a queste domande per vedere se ti è sfuggito qualche dettaglio importante:

  1. I “Cento Passi”: perché questa espressione è diventata così famosa nella storia di Peppino? Chi abitava a quella distanza da casa sua? 
  2. L’arma della parola: qual era lo strumento tecnologico che Peppino usava per denunciare i traffici della mafia e prendere in giro i boss? 
  3. Una data indimenticabile: l’articolo dice che il 9 maggio 1978 fu un giorno “nefasto” (cioè molto triste) per l’Italia. Quale altro importante personaggio politico fu ritrovato morto lo stesso giorno di Peppino? 
  4. Il coraggio di Felicia: chi aiutò il fratello di Peppino, Giovanni, a non far chiudere le indagini e a trovare finalmente i veri colpevoli dopo tanti anni? 

Parliamone in classe: la tua opinione conta!

L’Articolo 21 e tu: secondo te, perché è importante poter dire ciò che si pensa senza avere paura? Ti è mai capitato di voler denunciare un’ingiustizia a scuola o con gli amici?

Una scelta difficile: Peppino ha dovuto scegliere tra la sua famiglia (che era amica dei mafiosi) e la giustizia. Secondo te, da dove ha tirato fuori tutto questo coraggio?

L’omertà vs La parola: la mafia voleva il silenzio. Peppino ha risposto con la radio. Secondo te, perché la verità fa così paura ai “cattivi”?

Sfida Creativa: mettiti alla prova! Diventa un giornalista: se avessi una radio tutta tua come “Radio Aut”, quale ingiustizia del mondo di oggi vorresti denunciare? Scrivi un breve “annuncio radiofonico” di 5 righe.

L’immagine di copertina è tratta da https://www.linkiesta.it/blog/2019/05/perche-peppino-impastato-e-un-simbolo-e-i-cento-passi-un-film-da-veder/

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